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Wright e lo stile Prairie House

''Un uomo giovanissimo, disprezzando la via facile e comune (la tradizione Beaux Arts), a suo agio invece tra lo splendore delle foreste e delle praterie in fiore del suo paese, ha dato un'interpretazione molto intelligente dell'odierno significato di architettura''.

Frank Lloyd Wright nasce nel 1867 ed entra appena ventenne nello studio di Adler e Sullivan mentre è in corso la progettazione dell'Auditorium di Chicago; ancora impiegato comincia a lavorare per proprio conto e nel 1893 apre il suo studio personale nel Garrick Building di Chicago. Muore nel 1959, all'età di novantadue anni, vantando una carriera lunghissima durante la quale ha costruito oltre trecento edifici ed influenzato almeno tre generazioni di architetti. Nel 1889 si sposò con Catherine Tobin e prese un prestito di 5.000 $ dallo studio per costruire una casa per la sposa: si trattava della casa-studio di Oak Park, nella periferia di Chicago, in stile "Shingle", in cui Wright abitò e lavorò fino al 1909, progettando molte delle successive realizzazioni.

Wright e lo stile Prairie House

Wright e lo stile Prairie House
Copyright 2017 - Arch. Sonia Piazzini

Fig. 1 - Casa Hills-DeCaro, Oak Park - Illinois

Wright ha fin dall'inizio le stesse ambizioni di Sullivan, di creare cioè un'architettura nuova, indipendente dagli stili tradizionali e aderente alla vita moderna ma soprattutto un'architettura autoctona squisitamente americana. Tuttavia nei primi progetti elaborati come architetto indipendente non si rintraccia alcun riferimento diretto alla scuola di Chicago e alla modernità dell'architettura di Sullivan; nessun impiego di strutture in acciaio o di grandi pareti vetrate. Al contrario le scelte di Wright si dimostrarono più conservative e legate alla tradizione della casa americana, proponendo soluzioni più ispirate alla poetica di Richardson.

L'interesse per il tema della casa si rivelò da subito come dominante nel pensiero di Wright.

La prima decade del XX secolo che coincide con la sparizione di quegli aspetti transitori che avevano generato nella sua attività episodi spesso non genuini e in alcuni casi addirittura negativi, è la prima ''età dell'oro'', il trionfo della nuova forma di architettura residenziale verso la quale il grande architetto aveva concentrato ogni sforzo: la Prairie House. Il termine venne suggerito per la prima volta da Robert Spencer nel 1900 con le seguenti parole: ''Un uomo giovanissimo, disprezzando la via facile e comune (la tradizione Beaux Arts), a suo agio invece tra lo splendore delle foreste e delle praterie in fiore del suo paese, ha dato un'interpretazione molto intelligente dell'odierno significato di architettura''.

Agli inizi del Novecento la produzione di Wright raggiunse quindi una prima identità artistica e una libertà espressiva fondata da un lato sulla progressiva smaterializzazione della scatola muraria, a favore di una maggiore integrazione tra interno ed esterno ottenuta principalmente con l'accentuazione delle linee orizzontali (sbalzi dei tetti, fasce marcapiano, finestre a nastro, ecc.); dall'altro sulla sistematica applicazione di una griglia nel disegno dell'impianto planimetrico delle sue architetture, un modulo di base che non è solo unità di misura dello spazio ma anche principio formale. Questa prima ricerca sulla casa porterà ad una inedita rilettura dello spazio interno della casa tradizionale americana.

Wright stesso descrive così i punti principali del programma architettonico svolto nelle prairie houses:

primo - ridurre al minimo indispensabile le pareti divisorie, creando un ambiente circoscritto, distribuito in modo che aria, luce e visuale permeassero l'insieme di un senso di unità;

secondo - armonizzare l'edificio con l'ambiente esterno, estendendo ed accentuando i piani paralleli al suolo, ma lasciando libera la parte migliore del luogo per usarla in collegamento con la vita della casa; si trovò che estese superfici orizzontali erano efficaci ai fini di questo collegamento;

terzo - eliminare la concezione delle stanze e della casa come scatole e trattare invece i muri come pareti di chiusura in modo che formassero un unico recinto di spazio, conservando solo le suddivisioni minori. Dare alla casa proporzioni più liberamente umane, sciupando meno spazio nella struttura e adattando questa ai materiali, rendendo così la casa più abitabile, o meglio più liberale. Lunghe linee dritte e senza interruzioni erano molto opportune;

quarto - portare il malsano basamento incassato interamente sopra il livello del terreno, in modo che le fondamenta apparissero come una bassa piattaforma in muratura sulla quale si ergeva l'edificio;

quinto - dare a tutte le aperture interne ed esterne proporzioni logiche ed umane, e farle ricorrere naturalmente, isolate o in serie, nello schema di tutto l'edificio. Di solito sembravano pareti leggere, perché tutta l'architettura consisteva principalmente nel modo di disporre queste aperture nei muri che racchiudevano le stanze come pareti di chiusura. La stanza divenuta essenziale espressione architettonica non ammetteva buchi tagliati nelle pareti come si tagliano i buchi nelle scatole, perché ciò non si accordava con l'ideale ''plastico''. Tagliare buchi è violento;
sesto - eliminare combinazioni di materiali diversi usando, per quanto possibile, un unico materiale; non applicare ornamenti che non nascessero dalla natura stessa dei materiali e contribuissero a rendere l'edificio più chiaramente espressivo della sua funzione e a dare al concetto dell'edificio un'enfasi rilevatrice. Le linee geometriche o rette erano naturali al macchinario allora impiegato nella costruzione, quindi gli interni acquistarono naturalmente questa caratteristica;

settimo - incorporare impianti di riscaldamento, di illuminazione e tubature facendone parte integrante dell'edificio. Questi elementi di servizio divenivano architettonici, inquadrandosi nell'ideale di un'architettura organica;

ottavo - incorporare, per quanto possibile, il mobilio come architettura organica, facendone parte dell'edificio e progettandolo in modelli semplici per la lavorazione a macchina. Di nuovo linee rette e forme rettilinee;

nono - eliminare il decoratore, tutto curve ed efflorescenze, se non tutto ''epoca''.


L'emergere del Prairie Style coincise con la maturità teorica di Wright. Le composizioni planimetriche passarono dall'impianto quadrato delle prime case di Oak Park a impianti organizzati generalmente su due assi (piante a croce e piante a turbina). L'invariante del sistema compositivo coincideva spesso con il camino che, spostato dal muro perimetrale, così come generalmente appariva nella tipica casa americana, si riposizionava al centro della casa divenendo perno della composizione. Il periodo Prairie trova la sua massima espressione in tre casi esemplari: la Darwin D. Martin House di Buffalo, New York (1904), la Avery Coonley House di Riverside, Illinois (1908) e la Robie House di Chicago (1909). Quest'ultima ha rappresentato per molto tempo l'immagine della moderna casa americana.

I tratti distintivi che caratterizzano la sua prima architettura residenziale furono la linea orizzontale ampia e prolungata, le basse proporzioni strettamente legate al terreno, i grandi aggetti e i tetti dall'inclinazione dolce. Tuttavia dietro questi tratti esteriori, faceva la sua comparsa un linguaggio architettonico del tutto nuovo.

Il primo passo in questa direzione riguardò la pianta di piano: grandi spazi continui, articolati mediante semplici artifici architettonici, anziché da divisori e da porte. In seguito, si sarebbe parlato di ''pianta aperta''. Un altro sviluppo fu l'integrazione dell'edificio nel suo ambiente naturale. Queste prime case erano situate in periferia, in un'epoca in cui la periferia era poco popolata e il paesaggio era lasciato alla sua semplicità originaria. Wright riteneva che fosse opportuno, in questa Prateria lunga e piatta, costruire a un livello superiore a quello del terreno, per avere una veduta migliore. Per questa ragione portò il piano interrato al livello del pianterreno, che costituì uno zoccolo per il primo piano. In alzata egli concepì i muri della casa come schermature, con le pareti che sorgevano direttamente dal basamento, mentre le finestre del secondo piano si allineavano in una fascia continua sotto la gronda. L'intonaco di cemento delle gronde era di colore chiaro, per riflettere la luce nei locali che sarebbero stati altrimenti immersi nell'oscurità. Rispetto alla finestra a ghigliottina, la finestra a due battenti consentiva una migliore aerazione dei locali. I vani finestra erano protetti dal vento e dal sole grazie agli ampi sporti di gronda. Quanto ai materiali, egli consigliava l'impiego di un unico materiale anziché l'accostamento di materiali diversi. Le case intonacate di cemento erano interamente intonacate, con l'unica nota in risalto di una modanatura in legno. Lo stesso era per le costruzioni in mattoni.

Questi elementi si svilupparono progressivamente dalle prime case, come casa Bradley, casa Dana e casa Willits, fino a quelle che furono realizzate più tardi, come casa Martin, casa Coonley e casa Robie. Ma, dalla prima all'ultima, tutte queste case furono progettate per la Prateria e, presentando planimetrie diverse, hanno tutte un denominatore comune che le unisce, nonostante le differenze individuali: la Prateria del Midwest. Nella sua Autobiografia del 1932 Wright stesso rivelava: ''Amavo istintivamente la Prateria, per la sua grande semplicità - gli alberi, i fiori, il cielo stesso, formavano un contrasto affascinante. Mi resi conto che nella Prateria il più modesto rilievo sembrava alto - ogni particolare acquistava verticalità, le ampiezze si riducevano. Ebbi l'idea che i piani orizzontali degli edifici appartenessero al terreno. Cominciai a mettere in pratica questa idea".

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